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In questo contesto, tecnologie come Veeam permettono di evolvere da una semplice strategia di backup a un modello strutturato di Disaster Recovery e continuità operativa.

Negli ultimi anni la continuità operativa è diventata un tema di conversazione tra IT manager e vertici aziendali, non più un argomento confinato ai team infrastrutturali. Il motivo è semplice: un fermo di sistema oggi non è più un problema tecnico da risolvere in silenzio, ma un evento che si ripercuote immediatamente su produzione, fatturato, relazioni con i clienti e, sempre più spesso, su obblighi normativi.

In questo scenario, molte aziende scoprono che le proprie strategie di protezione dei dati, spesso costruite negli anni attorno al backup, non sono più sufficienti a garantire la resilienza richiesta dal business. Il Disaster Recovery as a Service (DRaaS) nasce proprio per colmare questo divario, offrendo un modello gestito in cui la continuità operativa diventa un servizio con obiettivi misurabili, non una promessa implicita.

Cos’è il Disaster Recovery as a Service (DRaaS)

Il DRaaS (Disaster Recovery as a Service) è l’evoluzione del disaster recovery tradizionale verso un modello erogato come servizio; invece di progettare, costruire e mantenere internamente un sito di ripristino, l’azienda si affida a un fornitore che si assume la responsabilità di mantenere pronta un’infrastruttura di failover, testarla periodicamente e garantire tempi di ripristino concordati.

Il cuore del DRaaS sono due parametri che ne definiscono il valore contrattuale e operativo: l’RTO (Recovery Time Objective), ovvero il tempo massimo entro cui i sistemi devono tornare operativi, e l’RPO (Recovery Point Objective), la quantità massima di dati che l’azienda è disposta a perdere in caso di incidente.

È attorno a questi due numeri, non attorno alla tecnologia sottostante, che si costruisce una vera strategia di continuità operativa.

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69
Aziende colpite
1.300
Organizzazioni analizzate
7
Recovery più veloce

Fonte: Veeam, 2025 Ransomware Trends Report (leggi l’approfondimento )

Perché il backup non basta più

Per molte aziende il backup rimane, ancora oggi, l’unica linea di difesa contro la perdita di dati. È una linea di difesa necessaria, ma non sufficiente. Il backup risponde a una domanda precisa: “Posso recuperare i miei dati?” Lascia però sostanzialmente senza risposta una domanda molto più rilevante per il business: “In quanto tempo torno operativo?”

Un ripristino da backup, per sua natura, richiede di recuperare i dati, ricostruire l’infrastruttura su cui devono girare, riconfigurare i servizi e verificare la coerenza applicativa prima di poter riaprire l’operatività. Su ambienti complessi, come un ERP con database, integrazioni e code applicative, questo processo può richiedere ore o giorni, non minuti. Nel frattempo la produzione è ferma, gli ordini non vengono evasi e i clienti non ricevono risposte.

È un limite che il mercato ha imparato a riconoscere. Non a caso, i grandi player enterprise distinguono con chiarezza il backup, come strumento di protezione del dato, dal disaster recovery, come strumento di protezione dell’operatività. È una distinzione che vale anche per le PMI e le aziende mid-market, spesso più esposte perché prive di team IT dedicati alla gestione degli incidenti più complessi.

Disaster Recovery vs Backup: differenze operative

I vantaggi di un Disaster Recovery gestito

Costruire e mantenere un’infrastruttura di disaster recovery internamente è possibile, ma comporta un impegno che molte organizzazioni sottovalutano: un sito secondario da mantenere allineato, test periodici da eseguire senza impattare la produzione, competenze specialistiche da tenere aggiornate e procedure da rivedere ogni volta che l’infrastruttura primaria cambia.

Un servizio di DRaaS gestito sposta questo impegno su un fornitore specializzato, offrendo alcuni vantaggi concreti:

Tempi certi: RTO e RPO diventano parametri contrattuali, non stime ottimistiche.

Responsabilità definita: la governance dell’incidente ha un owner chiaro, con procedure di escalation note in anticipo.

Test periodici: i disaster recovery test, spesso il primo elemento a essere trascurato nella gestione interna, diventano parte del servizio, non un’attività “quando ci sarà tempo”. Questi test sono anche parte integrante dei processi di conformità NIS2

Riduzione del carico operativo interno: il team IT può concentrarsi sull’evoluzione dei sistemi invece che sulla manutenzione di un’infrastruttura di emergenza che, si spera, non verrà mai usata.

La differenza sostanziale rispetto alla gestione interna non è tecnologica, ma organizzativa: un servizio gestito trasforma la continuità operativa da attività intermittente e spesso rimandata a processo strutturato, verificato con continuità.

Come Veeam supporta il Disaster Recovery

All’interno di un’architettura di DRaaS, Veeam ricopre il ruolo di tecnologia abilitante: fornisce i meccanismi di replica dei workload, l’orchestrazione dei processi di failover e failback e gli strumenti per testare i piani di ripristino senza impattare l’ambiente di produzione.

Il valore architetturale di Veeam in questo contesto è la sua capacità di integrarsi in modo coerente sia con ambienti on-premise sia con infrastrutture cloud, permettendo di costruire scenari di disaster recovery ibridi: repliche verso un sito secondario, verso il cloud o combinazioni delle due modalità, a seconda delle esigenze di RTO/RPO e dei vincoli infrastrutturali dell’azienda.

Senza entrare nel dettaglio implementativo (che è sempre materia di progettazione personalizzata con il cliente), il punto centrale è che Veeam consente di costruire un impianto di DR orchestrato e ripetibile, elemento che distingue un servizio gestito maturo da un semplice accumulo di copie di sicurezza.

In Intesys Networking queste tecnologie sono alla base di QUIDR, il servizio gestito di Disaster Recovery as-a-Service progettato per garantire RPO e RTO misurabili.

La tecnologia
che abilita QUIDR

Quando scegliere un servizio DRaaS

Non tutte le aziende hanno la stessa esposizione al rischio e non tutte necessitano dello stesso livello di protezione. Un servizio DRaaS diventa una scelta prioritaria quando ricorrono alcune condizioni tipiche:

1

Ambienti applicativi critici

ERP, sistemi di produzione, piattaforme e-commerce per cui un fermo prolungato ha un impatto economico diretto e immediato;
2

Infrastrutture multi-sede

dove la complessità di coordinare un piano di ripristino interno cresce insieme al numero di siti;
3

Vincoli normativi

che richiedono piani di continuità operativa documentati e verificabili (settori regolamentati, requisiti di compliance settoriale o normative come NIS2);
4

Risorse IT limitate

tipiche di molte PMI, dove non è sostenibile mantenere competenze e infrastrutture dedicate al disaster recovery in autonomia.

Se una o più di queste condizioni sono presenti, è il momento di valutare il passaggio da una strategia basata sul solo backup a un modello di continuità operativa gestita.

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La continuità operativa non si costruisce con un singolo strumento, ma con un’architettura pensata per rispondere a tempi di ripristino misurabili.

Se vuoi valutare quale livello di protezione è adeguato al tuo contesto, il team Intesys Networking può aiutarti a impostare un percorso di assessment.

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FAQ

Come funziona un DR?

Replica off site, runbook, orchestrazione failover/fallback e test periodici.

Cosa sono RPO e RTO?

I due indicatori che definiscono quanto downtime e perdita dati un’azienda può sostenere.

Ogni quanto va testato un DR?

Almeno una o due volte l’anno, con evidenze verificabili.

Mattia Anversa

Autore Mattia Anversa

Sono System Engineer in Intesys Networking specializzato in ambito Microsoft e infrastrutture virtuali VMware. Supporto i Clienti ad approcciare le tematiche di sicurezza e li seguo nelle fasi di prevendita e startup di nuovi progetti.

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