Negli ultimi anni, la transizione verso architetture cloud-native ha rivoluzionato il modo in cui le aziende erogano servizi. Tuttavia, come abbiamo visto analizzando l’importanza del monitoring in era cloud-native, la complessità non è sparita: si è semplicemente spostata.
Oggi, per un IT Manager che ricopre anche il ruolo di CIO, non è più sufficiente sapere se un server è “acceso” o “spento”. Serve la capacità di entrare nel cuore del software per garantire continuità e conformità.
È qui che l’Application Performance Monitoring (APM) diventa uno strumento di business fondamentale.
Questo tema è al centro dell’application performance monitoring con Elasticsearch, oggi fondamentale per garantire continuità, resilienza e controllo end‑to‑end sulle applicazioni moderne.
Cos’è l’APM e perché è fondamentale per il CIO
L’Application Performance Monitoring è l’insieme di strumenti e processi che permettono di osservare in tempo reale il comportamento delle applicazioni. Non si limita a segnalare un errore, ma identifica colli di bottiglia, inefficienze nel codice o rallentamenti nelle transazioni prima che l’utente finale o il business ne risentano.
In un ecosistema distribuito dove i servizi sono frammentati, l’APM funge da “centrale di controllo” che permette di avere finalmente una visione olistica della propria infrastruttura.
Un approccio moderno di Application Performance Monitoring con Elasticsearch consente di raccogliere e correlare questi dati in real‑time.
Come funziona l’application performance monitoring con Elasticsearch
Elasticsearch è oggi uno degli strumenti più utilizzati per l’application performance monitoring grazie alla sua capacità di indicizzare miliardi di eventi.
Per gestire l’enorme mole di dati generata dalle applicazioni moderne, serve un motore capace di processare informazioni in tempo reale senza incertezze. In questo scenario, Elasticsearch si conferma come la soluzione leader di mercato.
Intesys Networking conosce a fondo la potenza dell’ecosistema Elastic: la sua capacità di indicizzare e correlare miliardi di eventi lo rende lo strumento ideale per trasformare log e metriche in dashboard intuitive.
Per un decision maker, Elasticsearch significa poter passare dal “problema tecnico” alla “soluzione strategica” in pochi clic.
Analisi della latenza e del throughput in Elastic APM.
Come monitorare consulenti, SaaS e supply chain con un APM
Uno dei vantaggi più sottovalutati di un sistema di APM è la capacità di offrire trasparenza sull’operato di terze parti.
Sempre più spesso, le aziende si affidano a consulenti esterni per lo sviluppo di codice o a servizi SaaS (Software as a Service) integrati nella propria catena del valore (supply chain).
Senza un monitoraggio puntuale, è difficile stabilire se un rallentamento sia dovuto a un limite dell’infrastruttura interna o a un rilascio software poco ottimizzato da parte di un fornitore. L’APM permette di:
Distribuzione delle performance: visibilità sulle componenti applicative e sui servizi esterni.
Per questo sempre più CIO scelgono un servizio di APM gestito: non solo per vedere cosa accade nelle applicazioni, ma per tornare ad avere governance, responsabilità chiare e decisioni basate sui dati.
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Meglio un servizio APM gestito o in‑house?
Per una media azienda, gestire internamente una piattaforma di monitoraggio complessa può rivelarsi controproducente. Affidarsi a un servizio di APM gestito offre vantaggi immediati:
- no skill shortage: non devi cercare (e pagare) specialisti rari sul mercato per configurare e mantenere i tool;
- costi certi: un canone chiaro invece di costi infrastrutturali variabili e imprevedibili;
- focus strategico: il tuo team IT può concentrarsi sull’innovazione anziché sulla manutenzione dei sistemi di controllo.
Per questo molte aziende scelgono un servizio gestito di application performance monitoring con Elasticsearch, evitando complessità interne e costi imprevisti.
Come l’APM aiuta a soddisfare DORA e NIS2
Oggi l’adozione di soluzioni di monitoraggio non è più solo una scelta tecnica, ma un pilastro della compliance normativa.
Le nuove direttive europee, come DORA (per il settore finanziario) e NIS2 (per le infrastrutture critiche e importanti), pongono l’accento sulla resilienza operativa e sulla gestione dei rischi legati ai fornitori ICT.
L’approccio richiesto è preventivo: non basta reagire a un attacco o a un guasto, bisogna dimostrare di avere il controllo totale sui propri asset digitali. L’APM è lo strumento che permette di soddisfare questi requisiti, garantendo una visibilità profonda che mette l’azienda al riparo da sanzioni e interruzioni del business.
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La tua azienda è davvero sotto controllo?
La domanda che ogni CIO dovrebbe porsi oggi non è se arriverà un problema, ma quanto tempo servirà per identificarlo e attribuirlo correttamente.
Senza osservabilità, la tua infrastruttura dipende dalla fortuna o dalla buona fede di fornitori esterni.
Con l’APM e un servizio gestito, la visibilità diventa un vantaggio competitivo.
Sei sicuro di avere il pieno controllo su ciò che accade nelle tue applicazioni, o stai navigando a vista?
Avere visibilità end‑to‑end sulle applicazioni significa trasformare l’IT in un abilitatore di valore, non in un centro di costo. Ed è proprio questo il punto in cui l’APM fa la differenza.
FAQ
Che differenza c’è tra APM e osservabilità?
L’APM (Application Performance Monitoring) si concentra sulle prestazioni delle applicazioni, monitorando metriche come tempi di risposta, errori, transazioni e utilizzo delle risorse. Il suo obiettivo è identificare colli di bottiglia e problemi che impattano l’esperienza utente o i processi di business.
L’osservabilità, invece, va oltre il semplice monitoring: integra log, metriche e trace per costruire una visione end‑to‑end dell’intero ecosistema applicativo.
Se l’APM risponde alla domanda “Cosa sta rallentando l’applicazione?”, l’osservabilità risponde a “Perché sta accadendo?”.
Quando conviene usare un APM managed service?
Un APM gestito conviene quando l’azienda vuole ottenere piena osservabilità senza complessità interna. In particolare, è la scelta ideale quando:
• Mancano competenze specialistiche interne: le piattaforme APM richiedono competenze rare e costose. Un servizio gestito elimina il problema dello skill shortage;
• Serve prevedibilità dei costi: nessuna infrastruttura da mantenere, nessun upgrade da gestire, nessun costo nascosto: solo un canone chiaro;
• L’architettura applicativa è complessa o distribuita: microservizi, container, SaaS, integrazioni esterne: un managed service assicura controllo costante e tempi rapidi di intervento;
• Bisogna rispettare DORA, NIS2 e normative di resilienza. APM + visibilità continua = capacità di dimostrare governance, controllo dei fornitori e prevenzione degli incidenti;
• Si vuole liberare il team IT: il tuo team può dedicarsi all’innovazione e ai progetti strategici, lasciando la manutenzione e il tuning dell’APM a specialisti certificati.







